Inseguendo il cursore (piccola divagazione di scrittura creativa)

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Ti trovi la pagina bianca davanti e ti spremi per sapere che cosa devi scriverci dentro. Continui a guardarla un minuto, due minuti, tre minuti … Il bianco diventa sempre più accecante e il piccolo cursore lampeggiante occhieggia solitario come un omino che ti osserva in silenzio battendo il piede con le braccia conserte in attesa di un tuo cenno, una tua parola, anche solo un tuo sospiro.
Ti sembra che la luce del monitor ti stia abbagliando come il sole che si rifrange alle due del pomeriggio su una pista da sci chiusa, prima che sia aperta la stagione. Osservi e sai che da lì a poco ci saranno sciatori disordinati a percorrerla, ma adesso, davanti ai tuoi occhi, è solitaria e silenziosa.
Hai l’impressione che il cursore abbia iniziato a ticchettare più velocemente, impaziente e scocciato di fronte al tuo vuoto mentale.
– Fermati!
Lo dici e non ti ascolta. Ne senti addirittura il battito. Ti distrae.
Allora decidi di scriverglielo:

FERMATI!

Gli hai dato solo una spinta e lui si è spostato e ha addirittura alzato il sopracciglio infastidito.
E ora non è più solo. A essere sola sei tu, dall’altra parte del monitor, alla ricerca dei tuoi pensieri da mettere in ordine, di idee interessanti da far scivolare sul foglio alla velocità in cui il cursore antipatico debba correre e non abbia neppure il tempo di fiatare, di guardarti, di lampeggiare. Perché, quando hai catturato l’idea, è allora che la valanga parte ed è un mostro che corre e si gonfia dietro al minuscolo cursore, lo insegue e gli ruggisce dietro affinché non abbia a fermarsi, perché non abbia da reclamare né da lamentarsi per la tua immobilità.
Hai abbassato gli occhi solo un istante, perché il bianco ti accecava e quando li hai rialzati una fila composta di piccole lettere danza su quella che prima ti sembrava neve e se tendi l’orecchio puoi sentirlo ansimare. Lui è ancora lì, sembra quasi piegato su se stesso, sbuffa e sorride divertito, ora ti sembra sia l’ultimo arrivato. Ma poi gli sorridi di rimando, complice, e sai che in fondo è stato il primo, senza di lui nessuno sarebbe partito, ha fatto da apripista e ha trascinato giù tutto. Anche questa folle dissertazione che tu chiami esercizio per la tua mente e per il tuo scrivere. Lo ringrazi mentre lui rallenta, quasi quasi gli stringi anche la mano e gli dai appuntamento alla prossima volta, perché sai che di lui avrai ancora bisogno, che la sua corsa è la tua conferma, che il suo battito è, alla fine dei conti, anche il tuo. ©

LiberaMente Flavia

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