Parole (divagazione di scrittura creativa)

La nostra vita è piena di parole.
Di parole buttate al vento, di quelle mai dette, di parole sbagliate e anche di quelle corrette. Di parole che potevo scrivere e che non ho scritto, di quelle scritte e che non avrei dovuto, di quelle pensate da altri ma che avrei dovuto pensare io per prima.
E poi ci sono quelle scritte sulla sabbia e che il mare ha cancellato, quelle scritte su un computer rotto che sono sparite per effetto di un virus impietoso, quelle che non ci sono più perché non riesco a trovare il quaderno dove le avevo scritte, quelle scritte in una lettera colata di lacrime e strappata con rabbia dal destinatario.
Parole che ascolto ogni giorno, in ogni dove, da ogni bocca. Sempre le stesse.
Parole che traboccano dal cuore, che si nascondono nella mente, che danzano sulle dita. Parole inventate, gridate, sussurrate, cantate, assaporate.
Parole cercate tra i sinonimi. Parole false, parole finte, parole ingannatrici, bugiarde, ambigue, losche, ipocrite e apocrife.
Parole troncate a metà da un bacio, interrotte dal singhiozzo, ricacciate in gola dalla paura.
Ci sono poche parole nei silenzi degli innamorati riempiti solo dai baci e dalle mani, milioni di parole nel silenzio degli amanti traditi.
Parole posate come carezze o scagliate come pietre. Parole di zucchero e parole di sale, di miele o d’aceto.
Quelle dette lallando e quelle scritte filosofeggiando.
Paroline e paroloni. Parolacce.
Le parole dei grandi e le grandi parole. Le parole uniche e quelle ultime, ma anche le prime e, se vuoi, anche le seconde, le terze e quelle di ogni età della vita. Perché ogni stagione ha le sue parole: l’inverno ha il freddo, l’estate il caldo, l’autunno le foglie e la primavera non esiste più.
Parole a vanvera nelle notti degli ubriachi, parole violente nei giorni dei disgraziati, parole stanche nei corridoi degli ospizi, parole vuote nelle stanze dei manicomi.
Le mie parole, le tue, quelle degli altri. A chi grida più forte e a chi la spara più grossa.
Chi dice tutto con poco e chi dice niente con troppo.
Chi ce l’ha sulla punta della lingua e chi non se la sa tenere in bocca.
Paroliere, paroliamo.
I giochi di parole, a gara a chi ne inventa di più e velocemente. Come la gara quotidiana di cazzate che uno ascolta e dice. Un ruzzle continuo di pensieri espressi ancor prima di essere pensati.
Perché non esiste il pensiero senza il concetto e il concetto senza la parola.
Pensiamo, parliamo, scriviamo fiumi di parole che scorrono chissà verso quale mare od oceano. E se invece che fiumi, le parole fossero pioggia? Potrebbero nutrire l’arida terra, far crescere alberi e fiori, dissetare ogni forma vivente. Prima che pioggia dovrebbero, però, essere nuvole e correre sospinte dal vento, lambendo cieli noti o inesplorati, oscurare il sole che brucia il deserto, posarsi come veli sulle vette più alte del mondo, lì dove l’uomo sfida se stesso e alzando un dito pensa di poter toccare Dio.
Che forma hanno le parole? Quale il loro sapore? Dove il loro luogo?
Sono onnipotenti, onnipresenti, onniscienti.
E adesso: shhhh! Silenzio.
LiberaMente Flavia

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Una risposta a Parole (divagazione di scrittura creativa)

  1. wordinprogress ha detto:

    quante parole! è vero. forse troppe. e aggiungo, in parole povere (o ricche), ci sono persino parole morte e parole vive e parole che non vedranno mai la luce

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