Recensione “Angelo di strada”- a cura di Ilaria Zanetti

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“Nessuna verità rimane a lungo segreta o nascosta. Anche se tenti di evitarla, sarà lei a venirti a cercare.”
La verità, la libertà e l’amore sono contemporaneamente le ombre e le luci che seguono i protagonisti di questo dolcissimo e intenso racconto: i figli, gemelli, della famiglia Di Strada. Angelo è un brillante matematico con una carriera accademica consolidata, ma nasconde, ai suoi genitori e a se stesso, la sua omosessualità. Anche Elisa ha qualcosa da nascondere. Non ha mai detto ai suoi di aver abbandonato gli studi universitari per dedicarsi interamente alla danza, arte in cui eccelle e che fa di lei un’anima completa e realizzata. La verità, però, ti viene a cercare. E in pochissimo tempo il padre scoprirà prima le scelta ribelle di Elisa e poi la relazione di Angelo con Fabio. Gli strani equilibri tra le bigotte convinzioni della famiglia e la natura dei due affiatatissimi gemelli saranno spazzati via dalla verità. E In questa profonda crisi si insinua anche il destino, quasi fosse un nuovo sadico personaggio. In un momento cambia tutto. E cambia anche il testo. Prima si leggeva un racconto corale. I protagonisti, Elisa e Angelo, sono attorniati da amori e amicizie: Alessandro è l’amore di Elisa, come Fabio lo è di Angelo. Bianca è la grande amica del cuore e sorella per scelta. Ma all’improvviso arrivano il freddo e la solitudine, e tutto sbiadisce. Prima c’era tanta musica (brani di danza, canzoni alla chitarra), poi subentra il silenzio. Questo accade ancor più nel cuore di Angelo che sceglie di fuggire da tutti, ma soprattutto da se stesso, fino a diventare un barbone. Cambia anche la tecnica narrativa: dalla terza persona, perfetta nel mostrare tutte le sfumature di questa coralità, l’autrice passa all’uso dell’Io narrante, Angelo, che descriverà, mese per mese, la vita di strada. Il racconto diventa sensoriale. Odori, rumori, sensazioni tattili accompagnano protagonista e lettore, pagina dopo pagina. Dall’idealismo astratto dell’arte Elisa si passa alla bestialità concreta della scelta di Angelo, oppresso dal dolore, pervaso dal senso di colpa nei confronti di Fabio e sopraffatto dalla non accettazione di sé. Ma “la felicità è ciò cui siamo destinati. Alla fine”. E la felicità arriva. Angelo, che si abbandona su una panchina allo stremo delle forze, viene salvato dagli amici. Bianca e Alessandro si rimaterializzano dopo essere evaporati in una nube indistinta di ricordi dolorosi. Bianca accoglie Angelo a casa sua. Lo nutre, lo veste. E lo consola. E il destino, quasi chiedendo perdono ai personaggi, fa trionfare la vita, in modo non prevedibile e non convenzionale, con la nascita di una bambina. Fabio e Angelo, nonostante gli strani sviluppi, continuano ad amarsi. Perché l’amore ha sempre qualcosa di folle, e supera facilmente la non convenzionalità delle situazioni. Questo è un libro che tocca molti temi attuali: omosessualità e omofobia, il ciclo vita-morte, l’ amicizia e il conflitto dei figli con genitori schiavi di una mentalità bacchettona. E tutto è affrontato dall’autrice con una sensibilità straordinaria. Leggendo, sembra di essere parte del gruppo di amici. Non c’è niente di asettico o gratuito. Anche alcune scelte grafiche presenti tra le pagine aiutano il lettore a livello sensoriale ed emotivo. Non è, però, un testo solo emozionale. C’è anche molta razionalità e, laddove questa viene disattesa, nasce il dramma.
Un equilibrio perfetto, insomma. Che dire, dunque, di Angelo di Strada? E’ meraviglioso!
Ilaria Zanetti

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