da “Su ali d’aquila”©

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Finivamo sempre per fare l’amore rapiti da un’impetuosità e una carnalità cui non sapevamo resistere.
Ogni volta mi portava sulla luna senza fare fermate, mi guardava non come una stella ma come si guarda l’intero firmamento. Mi toccava con la stessa perizia con cui praticava le incisioni sulla carne, aprendomi senza resistenze al contatto con le sue dita, ma al contempo pervaso dalla follia erotica di un dio selvaggio e omerico. Attraverso le sue mani, sentivo di essere invasa e rasa al suolo da una forza irruenta, primitiva, irragionevole. Quella stessa forza che spinge le persone spesso a perdersi l’una nell’altra, a compenetrarsi fin dentro le fibre, fondendosi sangue e anima, fino a perdere la propria stessa identità fisica, e che le porta a una lenta ed inappellabile distruzione di sé.

Su ali d’aquila

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