da “Su ali d’aquila”© – Flavia Basile Giacomini

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Sospirammo stanchi senza sapere che cos’altro dire. Mi alzai per andare di sopra e Gregory mi fermò, schiacciandomi contro la ringhiera, e intrufolò la sua mano sotto la mia felpa. Mi strinse senza riguardo un seno e infilò con invadenza la sua lingua nella mia bocca. Era voglioso ed eccitato. Iniziò a spogliarmi sulle scale e così feci anch’io. Lo volevo, lo volevo da morire. Volevo possederlo in quel preciso momento, quasi fosse stata la mia ultima occasione di averlo dentro di me prima di morire per sempre. Con la disperazione di chi si aggrappa all’unico appiglio disponibile, per non essere trascinato via dalla corrente impetuosa. Quando arrivammo nella nostra camera avevamo addosso soltanto la biancheria intima, gli abiti gettati con foga lungo le scale. Ci buttammo nel letto come due adolescenti in preda a un raptus ormonale. Le sue mani ovunque, la sua bocca ovunque, la sua voglia ovunque. Mi leccava e mi annusava con istintiva e incontenibile frenesia, sembrava che volesse impregnarsi di tutto il mio essere, carne e anima.
«Non qui.»
Sorrise malizioso, sollevandosi su di me perché potessi guardare il bagliore di cupidigia dei suoi occhi mentre mi premeva sull’addome la sua voglia dirompente. Mi trascinò nel bagno e aprì l’acqua della doccia, spingendomici sotto ancora con la biancheria addosso e mi seguì continuando a baciarmi. Mi slacciò il reggiseno e iniziò a succhiarmi i capezzoli bevendone l’acqua che vi scivolava sopra. Non rideva e i suoi occhi erano mare in tempesta. Onde che amavo da sempre. Si spogliò liberando la sua aggressiva eccitazione e m’infilò una mano negli slip mentre mi schiacciava contro la parete: «Sei buona, Reb, sei mia. Ti voglio per sempre.» sussurrò nel mio orecchio, mordendolo fino a farmi male. Sussultai quando le sue dita esperte s’insinuarono nelle mie labbra tumide e pronte ad accoglierlo.
Mi fece girare, faccia al muro, fece scivolare i miei slip alle caviglie e con entrambe le mani accarezzò, risalendo, l’interno delle mie cosce, fino a toccare di nuovo la mia intimità fremente di desiderio. Mi accarezzò a lungo con le sue dita affusolate, che conoscevano ogni punto del mio desiderio, e iniziò a fare l’amore con me. L’acqua ci accarezzava. Mi stringeva a lui, avvinghiato come se avesse avuto paura di scivolare via con l’acqua. I suoi colpi erano feroci, profondi, rapidi. Lo lasciavo fare, abbandonandomi alla sua irruenza.
Era il mio tutto. Ero affranta. Provavo una profonda malinconia. Le nostre anime che danzavano facendo l’amore erano anime disperate e stanche.
Eravamo fiamme dello stesso fuoco sotto un temporale violento.
Le lacrime si mischiarono all’acqua come anche il seme di Gregory sulle mie gambe, che si disperdeva ai miei piedi.

Su ali d’aquila

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