Recensione di “Angelo di strada” – a cura di Paola Barberio

ANGELO DI STRADA: Un cognome… una realtà…
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Non so da dove cominciare per spiegare ciò che questo libro mi ha lasciato dentro. Quindi comincio con il dire che l’ho trovato facile da leggere nonostante la durezza delle situazioni vissute dai protagonisti. Forse è stato dovuto al fatto di aver utilizzato un linguaggio semplice, lineare, comprensibile, senza tanti giri di parole.
Non sono brava a recensire un libro ma ciò che scrivo è dettato sempre e solo dalle emozioni che una lettura riesce a darmi nel profondo… ogni volta.
Quindi comincerei dai gemelli: Elisa e Angelo. Così diversi che più diversi non si può. A dire il vero Elisa non l’ho amata subito. Non mi piaceva la durezza che metteva nel relazionarsi con gli altri e con se stessa. Innamorarsi di qualcuno e non avere il coraggio di viverlo non rientra propriamente nel mio modo di ragionare. Comunque sia mi è piaciuta la sua forza, la sua caparbietà, il suo porsi sempre a difesa del suo gemello più fragile, più accomodante, più sensibile e meno propenso ad imporsi opponendosi alle decisione altrui.
Angelo è così fragile emotivamente da trovarsi completamente perso nel momento in cui Elisa lo lascia per sempre strappandogli il cuore dal petto. L’amore che lega due gemelli è qualcosa che non si può capire fino in fondo. Sono veramente uno la metà dell’altro, il completamento di loro stessi. Quindi vedere Angelo perso a tal punto da non saper più prendere in mano la sua vita è stata la logica conseguenza alla perdita di Elisa. Certo non mi aspettavo che la sua rinascita passasse attraverso un anno vissuto in mezzo alla strada, a vivere di niente rinunciando al suo mondo fatto di forti sentimenti e legami profondi che nessuno ha avuto la forza di vivere completamente non avendo nessuno dei personaggi il coraggio di dire un “sono fiero di te” o un “ti amo” oppure semplicemente “un ti voglio bene”.
Prendiamo Elisa e Alessandro. Il “ti amo” arriva ma è uscito troppo tardi dalla voce di lui… e nei pensieri di lei… Io sono per i sentimenti manifestati perché poi è troppo tardi e gli altri devono sapere cosa si prova per loro sia nel negativo che nel positivo.

I professori Di Strada. Due odiosi genitori incapaci di lasciare libero il vero io dei propri figli. E ce ne sono tanti come loro nella vita reale!!! Qualcuno ha detto: “Tu metti al mondo dei figli… ma i figli non sono tuoi. Li puoi amare, crescere, introdurre alla vita, ma non sono tuoi”. E c’è voluto un dolore enorme come quello che ti dà la morte per far aprire gli occhi, per far accettare la diversità di Angelo, per far apprezzare il carattere caparbio, forte e ribelle di Elisa. Perché bisogna arrivare a perdere le persone per capire il senso dei valori veri della vita?
Mi è piaciuto molto Fabio, che ha saputo amare aspettando in silenzio l’evoluzione di Angelo; mi è piaciuta Bianca, capace di amare in maniera totalizzante tutti indistintamente; mi è piaciuto Alessandro, che si è avvicinato a Elisa lentamente, nel rispetto dei suoi tempi e poi, persa lei, ritrovare in Bianca le sue stesse caratteristiche fondamentali avendo il coraggio di rimettersi in gioco tornando ad amare una donna capace di far nascere un figlio di un uomo che non sarebbe mai stato suo nel senso banale del termine.

Un libro che vale veramente la pena di leggere nonostante la drammaticità di alcuni eventi che ne scatenano altri.
Non mi vergogno a dire che ho pianto, ma non forse dove tutti se lo aspettano, cioè al funerale o durante il discorso di Angelo in chiesa (tra l’altro molto belle le parole di quel brano). Ho pianto quando, dopo un anno, si ritrova al cimitero… ad osservare da lontano… immerso nel suo dolore, nel disprezzo di sé… mentre osserva tutti gli altri intorno alla tomba. E all’improvviso scopre di non essere solo perché accanto a lui c’è Fabio. Quando gli poggia una mano sulla spalla denunciando la sua presenza silenziosa, rispettosa e piena d’amore… beh, è lì che ho pianto… soprattutto mentre Angelo si volta e se ne va. L’amore di Fabio è quello che più di altri mi è rimasto dentro.

Per chiudere, perché come al solito mi sono dilungata in chiacchiere logorroiche che chi mi conosce sa e sopporta… per chiudere dicevo è un libro da leggere. Senza dubbio. Perché ti lascia dentro un profondo senso di cosa sia l’amore verso te stesso, verso un compagno, verso un fratello, un genitore, un amico…. Capisci cosa vuol dire sentirsi diverso, invisibile, niente agli occhi tuoi e degli altri. Risalire dal baratro, riscoprirsi, accettarsi per rimettersi in gioco non è facile… e solo quando hai vinto queste battaglie con te stesso sei in grado di affrontare gli altri e il mondo.

Paola Barberio
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