Elisa, da Angelo Di Strada

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Elisa danzava con tutta l’anima.

Elisa danzava esponendo il dolore con cui viveva e rivelando la gioia che non riusciva a trovare altrove.

Era brava. Lo era davvero. E sapeva trasmettere emozioni, faceva battere i cuori ogni volta che saliva sul palco.

Gli occhi del pubblico erano sempre tutti per lei, anche quando era solo una piccola parte dell’intero. Lei ballava e brillava. Diveniva essenza pura.

Quella sera si chiuse nella sala vuota e fredda. Era a sua disposizione quando non era occupata dalle lezioni dei corsi. Era la ballerina più promettente della compagnia, era l’unica cui era concesso anche di improvvisare in scena quando aveva degli assoli, così che alcune delle riprese video divennero dei piccoli e rari tesori coreografici.

Inserì il cd nell’impianto hi-fi e scelse la traccia: Comptine D’un Autre été L’après-midi di Yann Tiersen . Tolti i calzettoni e tirate al ginocchio le coulisse dei pantaloni della tuta, rimase immobile davanti allo specchio, perdendosi nei suoi occhi rossi di pianto e duri di determinazione.

Avrebbe lottato per il suo sogno, avrebbe difeso la sua verità. La verità era che Elisa non sarebbe mai diventata un avvocato. La verità era che Elisa avrebbe danzato per sempre. Fosse costato quel che fosse costato. Anche il disprezzo dei suoi. Elisa non aveva paura del disprezzo. Elisa temeva invece il non poter essere ciò che realmente era.

Si lasciò andare tra le note. Respiro e musica, occhi e sudore, anima e corpo, braccia e gambe, muscoli che si tendono e si rilassano. Elisa volava. Elisa soffriva. Elisa esisteva. E trasformava il dolore in gioia ed estasi.

Aveva messo la colonna sonora del film “Il favoloso mondo di Amelie”. Era uno dei suoi preferiti, ma non si sentiva come Amelie. Invece Elisa e Amelie avevano molto più in comune di quanto lei avesse mai potuto o voluto vedere. Elisa, però, non avrebbe mai potuto scoprire la bellezza del fare del bene anche a se stessa, così intenta a combattere per la sua verità e di chi faceva parte della sua vita.

Se solo si fosse fermata a scrutare ancora più profondamente dentro i suoi rarissimi e severi occhi blu notte, avrebbe avuto la possibilità di poter vedere che la felicità è ciò a cui siamo destinati. Alla fine.

Chi la guardava con attenzione da mesi era Alessandro, il quale riusciva a scorgerla anche dentro i suoi larghi e anonimi vestiti. Alessandro la osservava con discrezione. La conosceva attraverso l’amico Angelo, di cui Elisa non era altro che uno specchio che riflette simmetricamente. Ciò che in Angelo era destra diveniva sinistra in Elisa, come ciò che in Angelo era razionalità diveniva in Elisa istinto. Angelo era calcolo e scienza, Elisa ispirazione e poesia. Angelo coscienza e ubbidienza, Elisa passionalità e ribellione. E Alessandro scorgeva in entrambi un bellissimo unico piano divino. Angelo era l’amico che non aveva mai avuto, Elisa la donna di cui era innamorato. Anche se lei era ancora di Luca, o almeno pensava di esserlo.

Rimase appoggiato allo stipite della porta, perso a seguire quel corpo perfetto che diveniva aria e musica. Accarezzava con gli occhi quei muscoli tirati. Elisa aveva avuto un guizzo e un bagliore rapido accorgendosi della sua presenza dal riflesso dello specchio. Aveva continuato la sequenza, chiudendo gli occhi per non lasciarsi distrarre fino alla fine del brano. Era sudata e stanca, ma nuovamente se stessa, senza il turbamento che l’aveva condotta in sala quella sera.

Mentre spegneva la musica, si rivolse con un mezzo sorriso ad Alessandro: – Che ci fai tu qui?

– Mi ha detto Angelo dove trovarti.

– E allora?

– Stai bene?

– Meglio. Ho deluso i miei genitori. Ai loro occhi sarò una fallita sognatrice. Ma sì, sto meglio. Sono libera, finalmente. Mi guardo allo specchio e mi vedo per quello che sono… almeno non devo più nascondermi, come fa Angelo.

Alessandro era incantato dalla sua bellezza. Era molto più donna di quanto lei stessa avesse mai creduto. Pur essendosi frequentati per mesi nella stessa compagnia e nella stessa casa, che ormai Alessandro frequentava assiduamente, in realtà non avevano mai parlato tra loro delle loro cose personali. Si conoscevano bene, però. Attraverso Angelo.

– Balli divinamente. Tuo fratello me l’aveva detto e ho visto qualche foto in casa tua. Ma non avrei mai immaginato…

Elisa lo guardava e lo ascoltava come se fosse stata la prima volta che lo vedesse in vita sua. Forse perché per la prima volta Alessandro si era mostrato interessato a lei. O semplicemente perché con un peso in meno sulla coscienza riusciva anche ad accorgersi di quanto la circondava, senza rimanere fredda e chiusa nei suoi problemi e tormenti interiori.

– E che cosa avresti immaginato?

Lo sfidò Elisa, giocando a provocarlo.

– Non lo so, semplicemente non t’immaginavo. È come vederti per la prima volta

Aveva ragione lui. Elisa lo sapeva.

– Vado a cambiarmi. Che fai? Mi aspetti o vai via, dopo aver immaginato?

Alessandro sorrise con gusto alla sua impertinenza.

ANGELO DI STRADA©, Flavia Basile Giacomini

International Copyright©2013

Regolarmente registrato e depositato dic.2013

 

 

 

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