La fuga (Allucinazioni Urbane, ed. L’Erudita)

LA FUGA

Flavia Basile Giacomini

– Corri, cazzo, corri!

Le afferro il polso e la trascino sul mio motorino. Accendo e parto, lasciandomi dietro una nuvola di fumo bianco come una dissolvenza degna della migliore produzione cinematografica.

Lei mi cinge la vita e non trema. Non ha paura. Mira non ha paura di niente.

È la donna del Guercio, gioca a fare la tosta, il volto pieno di piercing e le braccia coperte di tatuaggi. Mentre il Guercio e gli altri stringono continuamente le mani di tanti ragazzi, dispensando pacche sulle spalle e dosi di coraggio, lei seduta a terra, in disparte, legge Nietzsche e fuma. Quando sente battere la mia tavola da skate sulla strada, ogni tanto mi guarda e sorride.

– Se ce ripijano succede un casino stavolta!- Grido, sfidando il vento che ci schiaffeggia e il rombo stonato del mio vecchio scooter. Lei non sembra preoccupata, stacca il suo petto dalle mie spalle e getta indietro la testa, così che la notte possa infilarsi tra i suoi capelli ricci e scompigliati. Ride, ride forte, mentre io cerco di guardare nello specchietto se il Guercio ci stia seguendo con la sua Ford tutta sgangherata.

I murales ci sfilano accanto con la stessa velocità delle immagini che compongono le storie animate. Il Gasometro, immenso e statico, osserva la nostra fuga, trattenendo una luna velata e distratta all’interno della sua rete ferrea.

– Tu sei proprio pazzo!

Non l’ascolto e do gas al motorino, infilandomi nei vicoli che portano verso Piramide. Qui il buio si fa più pesante, se il Guercio ci raggiunge, questa volta mi accoppa.

Mira non sembra preoccuparsene, stringe le cosce e allarga le braccia, come se fossero ali per volare. E inizia a urlare. Forte, fortissimo.

– Zitta, Mira, stai zitta!

Ride. Ride forte.

A metà di via del Campo Boario decido di accostare. Il Guercio non c’è. Non ci sono nemmeno Paolone Bracciostroppio e nemmeno lo Zingaro.

Mira fa scivolare uno spinello fuori dalla tasca dei suoi pantaloni di lino larghi e variopinti, lo accende e me lo porge. Faccio cenno di no con la testa e fisso i suoi occhi liquidi che brillano.

– Dimentico sempre, Rotella, che te non fumi, non bevi e forse manco scopi. Ma sei bravo, Rote’, sei uno bravo. – Sbuffa fumo dalle narici, – Dimme un po’, Rote’, dove l’hai trovato tutto ‘sto coraggio?

– Perché stai con uno come lui?

Mi sorride e alza le spalle.

– A Rote’, forse dovevo incontratte prima, forse, che ne so, forse, me potevo pure salva’.

Ride ancora, prima piano, poi più forte e poi mi bacia.

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Racconto selezionato per il concorso “Allucinazioni Urbane” indetto dalla Libreria Mondadori via Piave di Roma e dall’editore L’erudita. Pubblicato nell’omonima raccolta antologica contenente i racconti ritenuti migliori dalla giuria del concorso.

 

 

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Una risposta a La fuga (Allucinazioni Urbane, ed. L’Erudita)

  1. tizianabalestro ha detto:

    Ciao Flavia ,il tuo racconto mi è piaciuto.😊P.s.=ci sono anch’io nell’antologia 😊

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